Giornale online Liceo Classico "Vitruvio" - Formia - Italy | Dirigente Scolastico Prof. Pasquale Gionta | Redazione: Ciaramaglia Antonio - D'Urso Giovanni - Raduazzo Greta - Vignoli Giancarlo - Mirra Alessia - Jola Turmentaj - Beatrice Saraniero - Colangelo Ilaria - Navas Giorgia | vignettista: Narducci Costante

lunedì 22 aprile 2013

Un traguardo ancora lontano: pari dignità fra uomo e donna


Un traguardo ancora lontano: pari dignità fra uomo e donna a cura di Jola Turmentaj
Nel corso dei secoli precedenti la donna è stata discriminata, per il fatto stesso di essere donna, pagata, a parità di lavoro, meno dell’uomo, e spesso considerata un oggetto manipolato dall’uomo stesso a proprio piacimento.
La lotta per l’emancipazione femminile, iniziata nel lontano 1791, durante gli anni della Rivoluzione francese, ha dato il via a una serie di vittorie e conquiste che le donne hanno conseguito, di diritti che in realtà appartenevano loro fin dalla notte dei tempi. Questo accade però nei paesi occidentali, in quei paesi sviluppati, che hanno fatto propria un’apertura mentale assente decenni fa. Nonostante questo, perfino nei paesi sviluppati, l’Italia è un esempio per eccellenza (sebbene i recenti fatti portino a pensare e ad esser convinti giustamente del contrario) , il femminicidio è un’abominevole, nonché disumana pratica che cresce di giorno in giorno, nel silenzio delle donne che non posso più rivendicare il loro diritto alla vita, il loro diritto ad avere diritti! Il femminicidio è un tumore presente in tutto il mondo ed in continuo aggravamento, causato da un’altra terribile pratica, la violenza sessuale, che dilaga in tutta Europa come anche in America, dove ogni 9 secondi una donna subisce violenze fisiche dal proprio compagno
Nei paesi poveri la situazione in cui vive una donna è tragica: privata di ogni diritto, il suo compito è  generare figli maschi sani (la nascita di una bambina viene considerata una disgrazia) e di occuparsi della casa. Non può chiedere il divorzio dal proprio compagno, appellandosi ai maltrattamenti subiti dall’uomo, come causa della decisione stessa di divorziare. L’indulgenza che molti paesi adoperano nei confronti di violenze fisiche compiute dagli uomini alle loro mogli è tanto grande quanto spaventosa. In Iran, Iraq, Marocco, Siria e Giordania le donne non possono sposarsi se non con uomini musulmani e, ovviamente, la scelta del proprio marito spetta esclusivamente al proprio padre. Il padre detiene infatti il potere assoluto sulla propria famiglia e, in particolar modo, sulle proprie figlie femmine. Nel momento in cui la donna si sposa, suo marito assume automaticamente il ruolo di suo nuovo proprietario, in sostituzione del padre.
Storie agghiaccianti giungono a noi sotto forma di autobiografie, che donne SOPRAVVISSUTE a soprusi scrivono come testimonianze del loro vissuto, e come esortazione ad ogni lettore a non restare inerte, e soprattutto indifferente, di fronte a queste atrocità. Tale è la storia di Suad, ragazza proveniente da un villaggio della Cisgiordania, bruciata viva dal proprio cognato, complice della famiglia stessa della ragazza, il cui scopo era dare una punizione a Suad per la sua gravidanza fuori matrimonio. Punire con la morte! Era questo l’intento dei suoi familiari. Ma Suad si è salvata, e ha salvato il suo bambino; vive tuttora in Francia, in una località ignota, per evitare eventuali tentativi di vendetta da parte delle persone menzionate nel suo libro.
Ugualmente sconcertante è la storia delle donne di Herat, che pur di non sposare un uomo per costrizione, scelgono come via di fuga proprio il fuoco. Un esasperato gesto di ribellione che riempie gli ospedali della città di donne ustionate, la cui sofferenza è amplificata dallo sdegno dei familiari per il gesto compiuto. Ancora, dieci milioni di bambine mai nate in India, soppresse fin dalla nascita perché di sesso femminile.
Queste sono solo alcune delle infinite storie di donne che urlano al mondo il loro vissuto, la loro sofferenza, il loro coraggio ed infine la loro vittoria. Ma altrettanto infinito è il numero di storie che rimangono sepolte nel silenzio di quei villaggi e nelle mura carcerarie di quelle case, che sono l’incubo dove esse imparano a vivere e dove la violenza del proprio marito diviene un’abitudine, diviene parte integrante e “perfettamente normale” della loro giornata e della loro esistenza. Queste donne hanno perso consapevolezza dell’importanza della loro vita, o forse sono semplicemente cresciute senza mai acquisire questa consapevolezza. Ma il silenzio che copre innumerevoli tragedie va spezzato!! La storia della conquista dei diritti femminili sarà realmente scritta quando anche nel più piccolo angolo della Terra le donne saranno libere di scegliere il proprio marito, quando potranno scegliere se ricorrere al divorzio, quando saranno libere di avere dei desideri e dei sogni, quando saranno libere di scegliere se avere figli, quando avranno il diritto di fermarsi di fronte alle ingiustizie subite e urlare, pienamente consapevoli di sé stesse e dei loro diritti: NO!! 

sabato 23 marzo 2013

Le banche d'affari e il potere: Obtorto collo

Le banche d'affari e il potere: Obtorto collo    a cura di natale capodiferro

Malvolentieri si apprende che sarebbero alcuni politici italiani(nella fattispecie il Movimento 5 Stelle) a volere l’uscita dall’Euro,  quando ne hanno invece chiesto chiesto il solo referendum esplorativo e, a nulla è servito declinare l’invito a non considerasi  anti euro da parte di tutte le forze politiche. Semmai quello che sconcerta, noi italiani, è che non siamo gli unici a chiedere la  ridefinizione dei trattati, le relazioni economico-sociali che dovrebbero legare le singole Nazioni nella comunità europea. Forse allo stato attuale più che di politica in senso stretto, sarebbe più giusto, ad una analisi più integrata, parlare di politica economico-finanziara, si badi bene in quanto intesa come  l’ ECONOMIA derivante dalla FINANZA, dell’Area Euro, poiché nulla a che vedere con l’integrazione politica europea. Se pensiamo che non c’è nell’EU, un parlamento politico che possa indirizzare scelte che non siano dell’apparato della BCE, e che altri componenti politiche italiane-  hanno e stanno affermando che l’Italia DEVE intervenire per cambiare le regole-,  e che le maglie stiano divenendo sempre più strette per l’Italia per districarsi tra debito pubblico e recessione/crescita, dobbiamo allora pensare  che l’UE, quello che la stragrande maggioranza delle persone pensa, è solo finanza, indotta diremo, visto l’esempio di Cipro oggi e la Grecia e l’Italia ieri .
Che la Goldman Sachs si sia potuta esprimere -per ben due volte- in parere su una “figura” politica di uno Stato Sovrano  è di tutta evidenza l’ingerenza, così come lo sono  l’interferenza delle Banche ed Istituti Finanziari che entrano, ma lo sono già e a chiare mani,  nei poteri di quasi tutti gli Stati Europei e non. E  questo Noi non lo desideriamo perché non vogliamo essere governati dalle Banche.
Vogliamo, invece, che siano al servizio dei cittadini e delle imprese e non li imbottiscano di titoli senza valore, anzi, come successo, che li indebitino ancor di più. Vogliamo che l’Europa sia la corrispondenza logica di una politica-sociale delle nazioni che vi partecipano e non la lotta finanziaria  di multinazionali finanziarie, di Banche d’affari e Banche Nazionali, conseguentemente e coerentemente con l’ipotesi originaria dei padri fondatori. Desidereremmo che le Nazioni principali (Germania e Francia in testa) e la Troika (BCE/FMI/UE a cui si aggiunge anche la FRS –Federal Reserve System degli USA )che oggi impongono  a Cipro, Grecia, Italia, Portogallo, Spagna, Irlanda, etc. di prelevare i soldi dai conti correnti dei cittadini o inducono pesantissime e gravose tassazioni attraverso presunte riforme, intervengano per risanare la situazione economica  aiutando e costruendo un futuro (lavoro)europeo, poiché è loro interesse, e non perché- e questa è la vera ragione, per recuperare il denaro - che con lo spread così alto ormai non ha più valore redditizio-  che le  loro Banche hanno “speso”comprando i titoli nazionali di quegli Stati.
E che addirittura possano esprimere opinioni sui governi ed indicarne “positività”(Governo Monti) o negatività( Movimento 5 Stelle) è la chiara indicazione che oggi la politica la indica il potere finanziario e che il cittadino ha perso ogni riconoscibilità.
Con disappunto è facile oltremodo notare che proprio le banche sono state aiutate, con ingenti finanziamenti ad irrisori tassi di interesse dalla BCE, non i cittadini, e per cosa? Si indovini? Per comprare i titoli di stato delle sovranità più a rischio, compresa l’Italia, e far abbassare lo spread. Si lo spread!
Dunque, non per creare posti di lavoro, non per dare ossigeno e fondi  alle imprese e magari eliminare il cuneo fiscale e l’Irap in Italia -gravosissimi, non per creare “comunità” ma solo e semplicemente per far rientrare gli investimenti dei “Titoli di Stato” acquisiti dalle Banche Nazionali, che ormai non rendono più.
E’ questa l’Europa auspicata dalle banche? Non una traccia di creazione di lavoro “comunitario”(ogni nazione-vedi la Germania-Francia che si strutturano secondo una propria identità imponendo un proprio modello), non un trattato a protezione degli stati più a rischio(Debito Pubblico), per riqualificarne le tradizioni, la cultura e le imprenditorialità, non un cenno sull’interdipendenza economica degli Stati e di misure atte a sviluppare una politica di non recessione.
E come se non bastasse, ogni paese dell’UE sta perdendo anche la dignità delle proprie autoctone produzioni, che si sono arricchite, in millenni, faticosamente, perché infangate da una generalizzazione(qualitativa) che non ha fine, per il latte, la cioccolata, la pasta, i salumi, vino, etc. tutto, ormai, si è “voluto”standardizzato. Non possiamo produrre più latte, pescare tonno, coltivare aranci(domandate in giro quale sia l’effettiva quantità lasciata a perdere perché non vendibile oltre una certa quantità prodotta).
Perciò la Goldman Sachs stia tranquilla. Gli Italiani sono Europei e si riconoscono nell’Europa e nella UE e rispettano  il governo di  Strasburgo. Ma vorrebbero che la politica  parlasse più degli Stati e delle loro problematiche che delle Banche e dei loro interessi.  

venerdì 22 marzo 2013

Lasciare spazio alla propria creatività


Lasciare spazio alla propria creatività  a cura di Saraniero Beatrice
Lasciare spazio alla propria creatività. Così voglio iniziare il mio articolo. La creatività. Una delle doti più belle e importanti che la natura ci abbia donato. Ma se non la si sfrutta può diventare un vero e proprio problema. Avere un pensiero creativo, nuovo, fuori dal comune, DIVERSO, vuol dire entrare a far parte di una società nuova, creandola non solo per noi stessi, ma anche per la stessa società.
Siamo portati a vedere la creatività come un modo di pensare “differente” che rompe con i modelli esistenti creando, introducendo qualcosa di nuovo. E’ proprio così. E’ talmente raro ormai riuscire a pensare diversamente, guardare le cose sotto più punti di vista, aprire la mente a nuove cose che è difficile trovare qualcuno che ce l’abbia. Persino a scuola, dove la cosa fondamentale che si dovrebbe fare è imparare a ragionare, imparare ad avere un proprio pensiero, ci porta fuori strada, facendo solo il contrario.
Ognuno di noi ha un carattere ma nessuno ha più una personalità. Bisognerebbe imparare a trovare più soluzioni ad un  problema, provare a capire il perché delle cose, non  solo quando ci si pone davanti ci si pone davanti come oggi succede,  incominciare a farci delle domande e a trovare le risposte senza l’aiuto di nessuno.
Questo è quello che molti chiamano “il pensiero divergente”, quello che deve andare “oltre”.
A scuola, come nella vita d’altronde esiste il modo  “giusto” e quello “sbagliato”. Non ci sono vie di mezzo. Tutto ciò ci rende schiavi, schiavi del pensiero fisso di sbagliare, tendendo a limitare le nostre scelte, ad eliminare le varie soluzioni e opportunità che la nostra mente “sforna” ogni giorno, danneggiandola e danneggiando noi stessi. Ma la creatività, il pensiero, l’immaginazione sono cose imperdibili e non possiamo pretendere di tirarle fuori solo in alcune circostanze o quando ci sembra giusto. Anche se un pensiero può sembrarci sciocco, insignificante, ragionandoci potrebbe avere qualcosa di giusto da rivelare.

mercoledì 20 marzo 2013

Inclusioni nei diamanti: messaggeri della Terra profonda

Inclusioni nei diamanti: messaggeri della Terra profonda  a cura di Giancarlo Vignoli


Il 19 marzo 2013, le classi IIIB, IIIC e IIID del Liceo Vitruvio si sono recate presso il "Real Museo Mineralogico" dell'Università "Federico II" di Napoli per assistere ad una conferenza dal titolo “Inclusioni nei diamanti: messaggeri della Terra profonda”, tenuta dal professor Fabrizio Nestola, membro del Dipartimento di Geoscienze dell'Università degli Studi di Padova.
Tale divisione si occupa di fisica dei minerali, osserva come si comportano i composti chimici in condizioni di temperatura e pressione estreme, nel tentativo di ricreare in laboratorio l’ambiente interno di un corpo planetario, con temperature altrimenti impossibile da raggiungere.
Ciò rappresenta un’ipotetica <<finestra>> verso il centro della Terra, nel tentativo di capire come si spostano gli atomi e che rapporti hanno tra loro.
In particolare, lo studio dei minerali ritrovati all’interno dei diamanti naturali, permetterà di comprendere i processi geologici che avvengono a profondità superiori ai 1000 km, per mezzo dei quali, ad esempio, si tenta di comprendere anche come e perché avvengono i terremoti profondi, oltre ad introdurre significative novità nel campo dello studio della struttura terrestre, della gemmologia e della stessa mineralogia.

lunedì 4 marzo 2013

Le dimissioni del Papa

Le dimissioni del Papa   a cura di Alessia Mirra


Il nuovo anno ci ha fatto assistere ad una scelta inusuale per la storia della Chiesa moderna, ovvero le dimissioni di Papa Benedetto XVI.
E’ stato sicuramente un atto di coraggio e grande umiltà da parte del Pontefice, in quanto, così facendo, ha rinunciato alla sua autorità e al suo prestigio. Ma è stata anche una scelta molto sofferta, perché, come da lui stesso affermato in un’intervista rilasciata a Bruno Vespa qualche tempo fa, egli non avrebbe mai rinunciato al mandato di Vescovo di Roma, perché solo lo Spirito Santo può farlo.
Le motivazioni che hanno portato il Papa ad “abdicare”, come esso stesso ha dichiarato, sono da ricondurre all’età avanzata, alla mancanza di forze, condizioni queste che impedirebbero una buona conduzione della Chiesa, ragion per cui, un Papa più giovane e con migliori condizioni di salute, sarebbe preferibile per un auspicabile rinnovamento della Chiesa.
L’opinione che aleggia tra la gente è che il Papa emerito, Ratzinger, si sia ritirato anche per una sofferenza del “cuore”, afflitto dai mali e dalla corruzione interni alla Chiesa.
Per ora, però, si può solo sperare che le aspettative di tutti, Ratzinger compreso, non vengano deluse e che la Chiesa possa vivere una nuova stagione, recuperando credibilità.

giovedì 28 febbraio 2013

Un bel saggio sul tempo

TIC– TAC: QUESTO E’ IL RUMORE DELL’ ANDAR VELOCE DELLE ORE  a cura di Lorena Tomao 

<< Ma cos’è il tempo? >>    È su questo quesito che si è espresso Tabucchi  nel giornale <<La Repubblica>>;  con il termine  “ tempo” intendiamo un insieme di presente, passato e futuro, un agglomerato di giorni, ore, minuti e secondi.
Si può definire un po’ l’anima delle nostre giornate ed è sempre con noi, attraverso un orologio, un telefono, un campanile che suona allo scoccar di ogni ora; sembra quasi un nostro capo, un dirigente, il quale ci condiziona nel gestire i nostri impegni, come se ci desse ordini.
L’uomo ha paura del “ Signor Tempo” di cui non ne conosciamo il volto, forse perché vede in esso una figura potente capace di dominare l ‘universo intero.  E’ colui che ha determinato la storia: creazione della specie, scoperte, guerre, rivoluzioni e via dicendo. Il tempo è in grado di determinare le azioni di ognuno di noi perché noi nasciamo in una specifica data, trascorriamo per diversi anni la nostra giovinezza, la nostra vecchiaia fino ad arrivare alla morte, la quale metterà fine al nostro arco di tempo sulla terra; perché è così, noi rappresentiamo null’altro che un brevissimo periodo.


domenica 24 febbraio 2013

I "Nuovi analfabeti" in Italia

I "Nuovi analfabeti" in Italia a cura di Alessia Mirra


Italia… un Paese con alle spalle una cultura senza pari, patria di grandi uomini come Dante, Leonardo, Manzoni ecc. Eppure adesso sembra quasi che questa Nazione abbia smarrito il proprio bagaglio culturale. Recenti statistiche infatti hanno riscontrato che, su 50 Paesi considerati, il livello del sistema educativo italiano è collocato al ventiquattresimo posto, posizione piuttosto bassa. Inoltre ulteriori sondaggi hanno rilevato che ben il 70% della popolazione italiana si interessa alla lettura di opere elementari, non avendo sviluppato le capacità per una spiccata comprensione di testi più elaborati dal punto di vista del contenuto (saggi, romanzi, articoli di giornale o testi teatrali). Sono sempre più rari poi coloro che riescono ad esprimere un giudizio critico o una propria opinione su questi testi, per non parlare poi delle rielaborazioni personali! Comunque non bisogna pensare che questi “nuovi analfabeti” provengono esclusivamente da strati sociali bassi dal punto di vista economico e sociale, ma sono anche persone che ricoprono incarichi importanti, ad esempio i politici; molti di essi infatti non sono in grado neppure di tenere un discorso corretto dal punto di vista grammaticale. Una recente indagine dell’Ocse Pisa su alcuni ragazzi dei vari Paesi mondiali nati nel ‘96, invece, ha fatto emergere il fatto che gli Italiani, oltre a non riuscire più a leggere testi importanti, hanno perso la capacità di trovare una soluzione ai problemi che vengono loro presentati. Dunque anche qui, purtroppo, il nostro Paese si trova tra gli ultimi posti. La cosa più preoccupante comunque è che la maggior parte di questi “nuovi analfabeti” non ne ha consapevolezza, e pertanto non cerca in nessun modo di migliorare la propria situazione. Che si sia davvero arrivati ad un punto di non ritorno? Si spera sicuramente di no, e si cerca di sensibilizzare i giovani affinché capovolgano l’attuale situazione, provvedendo a riacquistare quella vasta cultura di cui l’Italia è depositaria. 

i nuovi politici


venerdì 22 febbraio 2013

I sondaggi:realtà virtuale o scienza della verità?

I sondaggi: realtà virtuale o scienza della verità? a cura di Giancarlo Vignoli


Quanto le "realtà virtuali" dei sondaggi influenzano l'opinione popolare?          
Quanto l'uso - e l'abuso - dei cosiddetti "sondaggi indicativi" ha cambiato il modo di fare politica?
E' difficile dare una risposta univoca a questi interrogativi: certo è che, almeno per il grande pubblico, le vere e proprie "crociate" mediatiche, portate avanti dalle grandi figure della politica italiana, sono, spesso, disorientanti.
Fu quando il "sensorio" di partiti ormai in crisi e snaturati cominciò a diventare assai meno vigile, che i leader si "infatuarono" dei sondaggi. Con risultati spesso disastrosi, in quanto il comportamento elettorale "registrato" risulta, molte volte, notevolmente - o totalmente - diverso da quello poi effettivamente riscontrato.
Statistiche e dati, percentuali e sigle: questi gli strumenti fondamentali dei più importanti istituti demoscopici.
Non è semplice, tuttavia, stabilire in che modo ed in quale misura questo insieme di fattori si limiti a registrare una tendenza effettiva degli elettori della Nazione, o almeno del campione di elettori intervistato.
In più di un'occasione, infatti, sono state espresse delle riserve sulla reale "oggettività" di tali analisi; proprio come sono state, talvolta, avanzate ipotesi su come questi sondaggi, nati come semplici strumenti di indagine, siano in realtà divenuti sottili espedienti impiegati, da parte o più parti politiche, per "eliminare" gli elementi di disturbo e i potenziali fattori di ingovernabilità dal proprio schieramento che da quelli altrui, la cui tendenza può essere contrastata in nome dell'eterno argomento del <<voto utile>>, confermato - e rafforzato - da statistiche favorevoli.
Sta di fatto che si dovrà aspettare la sera del 25 febbraio, per conoscere il ruolo che le indagini elettorali hanno giocato e per capire se - e in che misura - sia stato effettivamente meglio, per i politici e per i cittadini, non disporre più, o forse non aver mai disposto, del vecchio, caro "intuito", in favore di una rappresentazione statistica - dall'incerto carattere indicativo - nel guado fra reale e virtuale.

lunedì 18 febbraio 2013

L'ex Prefetto Achille Serra incontra gli studenti a Formia


Ancora sulla legalità e sulla lotta alla mafia: l'ex Prefetto Achille Serra incontra gli studenti a Formia  a cura della Redazione

L’ex prefetto ha accolto l’invito a parlare con gli studenti di Formia, tra cui gli Istituti secondari dell' I.T.E. "Filangieri", Il Geometra "Tallini", l'Ipssar A. Celletti,  presentando, nella Sala Ulisse del Centro Commerciale Itaca a Formia, il suo libro " La legalità raccontata ai ragazzi". E' proprio a partire da questo suo lavoro, oggi attualmente è senatore dell'UDC,  che è dedicato principalmente alle nuove generazioni, che ha affrontato il tema della legalità e della lotta alla mafia, arrivando a parlare anche di piccoli "atteggiamenti" giovanili di tipo sociale-morale  ed altri tipici della mentalità italiana del "chiedere favori" , evidenziando, in entrambi i casi, la certa iniziale devianza a cui siamo tutti potenzialmente sottoposti e a cui, senza saperlo, alimentiamo il sistema di illegalità.  Ha spiegato quanto  Il libro affronti il tema della legalità con un linguaggio semplice ed una impaginazione da "fumetto", proprio al fine di coinvolgere i ragazzi. Nello stesso tempo però ha incentrato l'analisi della grave tematica con alcuni episodi autobiografici, cercando di approfondire il senso e lanciando un messaggio, più volte ripetuto e che ha inteso trasmettere agli alunni delle scuole di Formia: non insegnare, bensì raccontare la legalità. L' argomento che, come ha ripetuto lo stesso autore, non ha vincoli di età , ha fatto tracciare, al senatore, anche fuori dal libro, una  sintesi e una personale dichiarazione di dissenso riguardo a quanto successo alla Caserma Diaz durante il G8 a Genova del 2001 e la disorganizzazione. L'incontro si è concluso con una serie di domande rivolte dai ragazzi, alle quali l'ex Prefetto ha risposto con grande efficacia e semplicità.

domenica 17 febbraio 2013

ADHD o cos'altro?

 ADHD o cos'altro? a cura di Greta Raduazzo

<<Signora suo figlio è iperattivo!>>. Negli ultimi anni, durante i colloqui con i genitori nelle scuole primarie, è sempre più diffusa questa frase tra le maestre. Ma attenzione: si tratta di iperattività o di semplice vivacità ? L'ADHD, meglio conosciuta come iperattività -Attention deficit-hyperactivity disorder, consiste in un deficit dell'attenzione e nell'incapacità di stabilire un rapporto creativo con gli oggetti e\o di gestire il movimento del corpo. I bambini affetti da ADHD -Sindrome da deficit di attenzione e iperattivitàrestano agganciati alla figura materna o meglio non riescono a sostituirla, perciò esigono sempre la sua presenza e le sue attenzioni. Ma questo tipico urlare <<Mamma! Mamma!>> non significherà anche qualcos'altro? Ai tempi d'oggi ormai i genitori sono sempre iperimpegnati e affidano i propri figli a tate, baby sitters, o nelle ludoteche; per questo i bambini cercano di essere notati, magari essendo in continuo movimento, comportando si da "pesti". Ecco perché, cari genitori, attenzione a non confondere l'iperattività, che é un vero e proprio deficit, con della sana vivacità, o con un semplice richiamo all'attenzione da parte dei vostri figli!

sabato 16 febbraio 2013

Incontro con l'autore: Francesca De Carolis

Incontro con l'autore: Francesca De Carolis 
Libro: "Urla a bassa voce. Dal buio del 41bis e del fine pena mai"
 piccolo resoconto a cura di Ciaramaglia Antonio


Questa mattina (sabato 16 Febbraio 2013) le classi seconde e terze del nostro Liceo hanno preso parte ad un incontro con la giornalista Francesca De Carolis per parlare e discutere con l'autrice del libro "Urla a bassa voce. Dal buio del 41bis e del fine pena mai". .
Il tema centrale della giornata è stato, appunto, quello trattato dalla De Carolis nella sua ultima pubblicazione, “Urla a bassa voce”: qui la giornalista riporta la situazione italiana dei detenuti condannati all’ ergastolo “ostativo”, ovvero coloro che, non avendo accettato di collaborare con la giustizia, sono destinati a non ottenere nessun beneficio previsto dalla legge, rimanendo così per il resto della vita in carcere. Le origini di questa procedura sono da rintracciare nel famoso articolo 41bis della legge del 26 luglio del 1975, ideato per eliminare qualsiasi legame con le organizzazioni malavitose dalle quali provengono i detenuti, quindi imponendo loro un isolamento perenne dal resto del mondo senza la possibilità di comunicare all’esterno, se non dopo decenni.
Alcuni ergastolani, dinanzi a questa prospettiva di carcere a vita,  hanno accantonato il pensiero del suicidio a favore della scelta di trasmettere le proprie storie e riflessioni attraverso la corrispondenza con giornalisti e volontari; tra questi giornalisti figura proprio la dottoressa De Carolis, che durante l’incontro si è confrontata con i ragazzi del liceo per sondare le loro opinioni, sia favorevoli che contrarie a questo duro provvedimento.
Tra una lettura e l’altra dei passi tratti dal libro si sono inseriti gli interventi della De Carolis, che ha riflettuto con i ragazzi sul principio costituzionale della rieducazione del detenuto; nella società contemporanea è infatti difficile poter considerare le pene impartite ai carcerati come “rieducative”, sia a causa delle condizioni in cui vertono le strutture penitenziarie dell’Italia, sia per l’assenza di un vero personale specializzato nel recupero di questi individui.
Cosa fare quindi? Prendere esempio dal carcere di Bollate, la casa di reclusione che ha davvero messo in atto l’articolo 27 della Costituzione? O continuare a considerare la pena assegnata dallo Stato ad un detenuto come la giusta vendetta del privato?
Visto il tema e quasi sussurrando, poiché sa quanto delicato sia l'argomento giustizia-vendetta-rieducazione e duplice se non triplice le posizioni, l'autrice ha cercato di trasmetterci quanto sarebbe importante entrare in contatto con questa realtà, e non disinteressarsene, poiché è dovere di ogni singolo cittadino preoccuparsi della condizione dei suoi simili ed aiutarli a ri-tornare alla vita indipendentemente dal "reato". Ci costringe  come dice Don Ciotti, nella prefazione, "...ad aprire gli occhi di fronte a una realtà che non ci piace. ...." e  proprio di di fronte alle domande "scomode", che l'incontro ha stimolato in noi ragazzi verso i detenuti e il loro reato, richiamare il senso vero della "giustizia" nella pena-di fronte a casi in cui è realmente impossibile risarcire la "vita rimossa", che non dovrebbe reprimere ma rieducare. Sicuramente andremo a casa con tante domande, ma altrettando sicuramente comporteranno un atteggiamento introspettivo che richiederà maggiori approfondimenti più incisivi nella trattazione del "fine pena mai".

domenica 10 febbraio 2013

Snapchat?!!! sarà più difficile rintracciare le foto

Snapchat?!!! sarà più difficile rintracciare le foto  a cura della Redazione


Conta da uno a dieci e l’immagine sparisce, è quello che auspica la nuova app "Snapchat".  Del momento è la novità social, che sta avendo grandissimo successo negli Stati Uniti, specialmente tra i giovani. E’ un app- programma per Apple e Andorid, che consente di scambiare foto e video che, però, si autodistruggono dopo 10 secondi. Ricapitolando, in pochi secondi  si apre, si scatta, si riprende, si scelgono  i contatti e si decide per quanto tempo  i contatti potranno visualizzare il messaggio, da 1 a 10 secondi, poi tutto scompare per sempre, nel nulla. Non  rimanere traccia nei server o nei social, tantomeno nell'hard disk. Ci si chiede:  Cosa si vuole fare? Qual'è il senso! 
Si vuole evidentemente dare una dimensione "nuova" alle comunicazioni che avvengono sempre di più per foto, video, testi. Le comunicazioni-conversazioni sono definite "magiche" in quanto hanno la capacità "nel momento" di poter condividere immediatamente e, quindi, godute. Nulla può più tornare indietro, il senso è quello di riprodurre all'infinito la propria vita  "a scatti" e viverla immediatamente condividendola. Non c'è più senso, quindi a conservarle. E solo dopo 10 secondi tutto sparisce. Eppure il fenomeno sta preoccupando i Social più importanti, in quanto "snapchat" è anch'esso un social e, a dire di Evan Spiegel, 22 anni, uno dei fondatori di Snapchat, l'importanza della nuova comunicazione, che consente l'app o social che si vuole,  risiede nel fatto che un evento  o una comunicazione-conversazione, non stazionando perennemente non rischia di diventare oggetto di pettegolezzo, di chiacchera e, in qualche caso di imbarazzo. Lo stesso spiega che i "social media" sono "terribili" (ndr poiché statici) e che c'e' un grande valore nel fatto di condividere qualcosa che non durera' per sempre". La diffusione è stata enorme perché  a dicembre le foto condivise su snapchat erano più di 50 milioni. 
Il successo di Snapcat e' rimarcato anche dalle scelte di imitazione da parte di grandi social come Wickr, Vidburn e la stessa Poke di Facebook, con nuovi prodotti che consentono alle foto postate sul web di auto-distruggersi dopo un periodo di tempo prefissato. 
Molti sono i pareri  contrari e qualche polemica, ma a parte ciò bisogna capire se questo "nuovo look"  della conversazione piacerà e vivrà a lungo o svanirà come le sue foto, mantenendo, però i segreti!

Fondazione Caponnetto: "Uniti nella diversità contro la mafia"


caponnetto"Uniti nella diversità contro la mafia"   è il tema di quest'anno del vertice della Fondazione Caponnetto a cura di Antonio Ciaramaglia

Lunedì 4 febbraio 2013 l’annuale vertice della Fondazione Antonino Caponnetto ha fatto tappa a Gaeta; all’interno del Cinema Teatro Ariston si sono infatti riuniti l’ex procuratore della Direzione Nazionale Antimafia Piero Grasso, il sociologo Claudio Loiodice, l’imprenditore Fabio Ferrari, il referente della Campania Antonio Di Lauro, il giornalista Claudio Gherardini, il coordinatore nazionale della “Rete per la Legalità” Lorenzo Diana e il dirigente Ugl Geremia Mancini. Coordinatore della conferenza è stato il presidente della Fondazione, Salvatore Calleri, affiancato da Raffaele Vallefuoco, referente della regione Lazio.
Al vertice antimafia per la Fondazione Caponnetto una  rappresentanza di alunni del quarto e quinto anno del nostro istituto ha partecipato pur se in orario pomeridiano, testimoniando l’interesse vivo degli studenti per la tematica che permea l’Italia da nord a sud e interessa tutti gli strati sociali.
Gli interventi degli ospiti, i quali hanno ribadito l’importanza della lotta alle mafie e la necessità di estrometterle da tutti i settori della società, soprattutto dalla politica, sono stati scanditi dall’inconfondibile suono della campanella della Fondazione, che concede ad ogni relatore un tempo massimo di otto minuti per parlare al pubblico.
La scelta della sede è ricaduta, quest’anno, su Gaeta, città del Sud Pontino, che si è distinta particolarmente per l’interesse manifestato verso le tematiche della lotta alle mafie, coinvolgendo soprattutto la componente giovanile nella partecipazione ad incontri e conferenze al di fuori del territorio cittadino, rispettando tra l’altro quelle che sono state le intenzioni di “Nonno Nino”.  
È Inutile dire che il tema della mafia e delle mafie è un tema molto, molto, grande e che la maggior parte di noi è stato veramente interessato alla conferenza, in quanto ormai fenomeno, purtroppo, connaturato con il tessuto sociale e vissuto sulla pelle, sulla nostra pelle. Non c’è luogo o spazio o tempo, infatti, in cui la logica “mafiosa” non domini il panorama attuale della nostra politica, amministrazione e giustizia. È a questi luoghi che dobbiamo aprire alla legalità, è a questi spazi a cui dobbiamo aggiungere cultura dell'onestà intellettuale, è in questi tempi che dobbiamo dare le motivazioni del nostro dissenso e, prendendo seria posizione, contrastare, senza vie di fuga, questo fenomeno, per cui siamo noti in tutto il mondo e, che, in alcuni ambiti(specie anglo-americano), ci  definisce.
Grazie ad Antonio Caponnetto, che organizza nel 1999 il primo vertice sulla Legalità e la giustizia sociale a Firenze, si può discutere, senza veli e alla luce del sole le questioni legate alla presenza delle criminalità organizzate continuando per altri due anni consecutivi. Ai vertici partecipano magistrati, giornalisti, avvocati, testimoni, associazioni e semplici cittadini che discutono sul “punto”  e collateralmente sulla giustizia in Italia e sino al 6 dicembre 2002, anno in cui il Giudice ci lascia. Il Vertice sopravvive, sia per ricordarne la figura, nella Fondazione Caponnetto, sia per mantenere desta, nell’opinione pubblica, la problematica  questione.
Ci piace ricordarlo con una sua frase, rivolta a Pietro Grasso: “Fatti forza, ragazzo, vai avanti a schiena dritta e testa alta e segui soltanto la voce della tua coscienza”.

domenica 3 febbraio 2013

Il Grafene e l'omologazione del cervello umano

Il Grafene e l'omologazione del cervello umano a cura di Giancarlo Vignoli


Con oltre 2 miliardi di € di stanziamento, l'Europa punta sull’innovazione con due progetti rivoluzionari, entrambi a firma italiana.
Il primo, punta alla ricerca sulle applicazioni del “Grafene”, il materiale più sottile tra quelli oggi conosciuti, chimicamente composto da un unico strato di atomi di carbonio, e, pertanto, ottimo conduttore di elettricità e calore. Nonostante la sua impressionante esilità e leggerezza -si pensi che un metro quadro di grafene pesa meno di un milligrammo-, è 100 volte più resistente dell’acciaio, promettendo grandi cose nella realizzazione di computer e tablet flessibili, cavi di collegamento Internet estremamente veloci, ma anche aerei leggerissimi.
Compito dell’Italia è guidare le attività relative alle possibili applicazioni del Grafene per l’energia, ad esempio con celle fotovoltaiche più efficienti, e per nuovi materiali, come quelli al servizio dell’ingegneria dei tessuti. A capo del progetto vi sono Vincenzo Palermo, della “Isof-Cnr”, l'“Istituto per la sintesi organica e la fotoreattività”, mentre Vittorio Pellegrini, della “CnrNano”, ossia l'“Istituto nanoscienze del Cnr”, guida la ricerca sulle applicazioni nel campo dell’energia.
Il secondo, ancor più ambizioso, progetto, ha l’obiettivo di costruire un supercomputer capace di imitare il cervello umano, sotto ogni aspetto, sia logico che emotivo.
In “Cervello umano”, l'Italia prende parte con il “Lens”, ossia il “Laboratorio Europeo di Spettroscopia Non lineare”, dell’Università di Firenze, con il “Politecnico” di Torino, l’Università di Pavia, l’ “Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico Fatebenefratelli” di Milano, ed il “Consorzio Interuniversitario Cineca di Bologna”.
L’obiettivo fondamentale è quello di mettere insieme tutte le conoscenze sul cervello umano, ricostruendo il suo funzionamento su avanzatissime piattaforme informatiche.
Tra gli innumerevoli campi di applicazione possibili, vi sono la comprensione delle malattie degenerative del sistema nervoso ed una nuova generazione di supercomputer, capaci di simulazioni che introdurranno una verosimiglianza sempre maggiore nelle rappresentazioni digitali dell'attività del pensiero umano.